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20.04.2018 - ore 18:30
Villorba

FABIO MUNDADORI presenta OMBRE DI VETRO (Damster, 2018)

Qualcosa di regalato.
Qualcosa di smarrito.
Qualcosa che non verrà mai restituito.

1986.
In una Bologna ancora segnata dalle stragi, un killer seriale sfida la polizia e il giovane ispettore Naldi uccidendo secondo il proprio feroce rituale.
Oggi.
Mammana è tornato.
O forse no.
Toccherà di nuovo a Cesare Naldi indagare, fino a dipanare un rebus dalla soluzione raccapricciante.

PRIMO CAPITOLO

Lo sforzo necessario a sollevare le palpebre le è sembrato sovrumano.
Chiude e riapre più volte gli occhi, ma non cambia nulla: attorno solo buio denso, assoluto.
La gola asciutta brucia di sete, deglutisce a fatica: la lingua è ruvida, gonfia, la bocca è invasa da un sapore disgustoso.
Nell’aria un mix osceno tra il puzzo di muffa e l’odore pungente di corsia d’ospedale.
È sdraiata, sotto la schiena una superficie rigida.
La mente affonda in un nulla ancora più oscuro del buio che la circonda, prova ad andare a ritroso con la memoria: l’ultima cosa che ricorda è il portoncino di casa e poi più niente.
Prova a muoversi ma è debole, troppo anche per contrarre un solo muscolo.
– La testa – mormora.
Qualcosa accanto a lei si muove.
– Chi è?
Silenzio.
– Chi c’è qui, dove sono?
Silenzio.
– Dove sono? – ogni sillaba cade come gocce di paura liquida.
Ancora silenzio.
– Chi sei? – la paura diventa terrore.
Di nuovo un rumore, questa volta distinto di passi che le girano attorno.
Prova ad alzarsi, è un po’ meno debole e riesce a inclinare appena il busto: il resto del corpo è immobilizzato da qualcosa che le blocca polsi e caviglie.
– Voglio essere liberata subito! Adesso! Subito! – grida.
Lo scatto secco di un interruttore è l’unica risposta.
La luce si accende, colpisce gli occhi della donna che li serra con un grido.
Quando li riapre davanti a lei c’è qualcuno che non riesce a distinguere: è troppo vicino e la vista è ancora confusa.
– Chi sei? – chiede di nuovo, questa volta con la voce spezzata dal pianto.
La sagoma umana resta in silenzio e scivola di lato.
La vista lentamente torna a posto: si trova su un lettino, delle fasce di velcro le bloccano gli arti. La presenza misteriosa si trova alle sue spalle, non parla, non si muove, ma sente il suo respiro.
Sposta lo sguardo lungo tutta la stanza: i segni scuri di mensole smontate, di armadi e altri arredi che sporcano il bianco delle pareti vuote, la portano a un rozzo scaffale, nulla più che poche assi in legno grezzo tenute insieme in qualche modo.
Ci sono delle ombre sui ripiani, prova a metterle a fuoco, ma la vista appena riacquistata non la aiuta.
Alla fine ci riesce e allora vede.
Il ventre si trasforma in un blocco di ghiaccio, un grido le sale dalla gola: un grido terribile, che potrebbe durare in eterno se il mondo attorno non si spegnesse di nuovo.
E lei con esso.