Libreria Lovat


Incontro con l'autore in libreria a Trieste, a Padova e a Villorba
OLIVIERO BEHA presenta METEKO (Nino Aragni, 2011)
ISBN: 978-88-8419-489-3 Prezzo di copertina: 15,00€
Si narra

 

 

17.02.2011 - ore 18:00
Trieste 

 

18.02.2011 - ore 18:30
Padova 

 

19.02.2011 - ore 17:00 

Treviso                              

 

Il giornalista, scrittore, conduttore televisivo e autore teatrale presenta le liriche e gli aforismi tratti dal suo ultimo libro, nel quale si dimostra poeta all’altezza del suo giornalismo. E spiega così cosa può accadere se un polemista si fa emotivo, un saggista si esprime invece di spiegarsi, un giornalista fa cronaca in rima. Nei suoi versi, il suo sguardo acuto sulla società, il commento cinico e quello autoironico, lo stupore incantato e la consuetudine disincantata. 

 

[…] Si nota subito che dentro a quell’armonia ritmata ci stanno due prese di respiro determinate dal muovere dei remi e dalle flessioni del corpo che spinge sul paradel (il lungo baston de pressa). […] questo tuo è un ritmo sghembo da voga e per declamarlo come si deve, bisogna immaginare proprio quella gestualità. […] Nella mimosa ci viene in mente la ribellione delle donne che furono bruciate dentro la loro fabbrica in America agli inizi del ’900. Al funerale c’era gente misera e non avevano fiori da stendere sulle bare delle donne uccise. Lungo la strada si levavano degli alberi carichi di fiori gialli. Uomini e donne si arrampicarono su quelle piante per strapparne i rami e adornare di quel giallo crudo i feretri di legno nudo. Nella seconda strofa […] fai un commento tutto rivolto a noi, soprattutto ai ragazzi e le ragazze delle ultime generazioni e qui c’è subito un commentario brutale che ritrova l’originale addirittura in Ruzzante, il nostro più grande teatrante di tutti i tempi, quando parlando della coscienza e della conoscenza così s’esprime: «Troppo in fretta ho lasciato / che sfuggisse sotto le mani il tempo / così non mi sono potuto preoccupare di godere / della straordinaria imbecillità della giovinezza e del sapere imparato giocando». […]
(Dall’entrata di Dario Fo)

 

 

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