presenta I miei giorni a Dachau - Edicilio. Ne parla con Alessandra e Roberto Maieron.
Alla fine di maggio del 1944, il diciassettenne Piero Maieron è catturato dai nazifascisti a Paluzza, un paese della Carnia, e deportato insieme al padre Basilio nel lager di Dachau, con il triangolo rosso dei prigionieri politici e il numero di matricola 69560. Grazie all’aiuto dei figli, più di trent’anni dopo raccoglierà la sua esperienza in un memoriale in cui riemergono l’orrore della prigionia, le umiliazioni e le privazioni vissute dagli Untermenschen, i «sotto-uomini», in un luogo dove la morte è sempre dietro l’angolo. E il ricordo più doloroso: la perdita del padre.
Con la liberazione del campo da parte degli alleati nell’aprile del 1945, “Pino” può finalmente tornare a casa, ma «il ragazzo che era stato portato via non esisteva più». Al suo posto c’è un giovane uomo traumatizzato da un destino che di umano non ha avuto nulla, ostaggio dei sensi di colpa, di quella sindrome del sopravvissuto così comune tra gli ex deportati.
Edizione curata dallo storico Marco Coslovich, con il lavoro di ricerca dalla figlia Alessandra Maieron.
Piero Maieron “Pino” (1927-2000) dopo l’8 settembre 1943 aderisce alla lotta armata contro i nazifascisti nelle formazioni partigiane carniche dell’Alta Valle del But, fino alla cattura sua e del padre, e alla loro deportazione a Dachau. Dopo la fine della guerra e un difficile ritorno alla normalità, negli anni Sessanta si stabilisce a San Vito al Tagliamento (PN), dove lavora presso la Banca del Friuli, e costituisce la sezione provinciale dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti), divenendone presidente. Insignito del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica dal capo dello Stato nel 1972, negli ultimi decenni di vita porta la sua testimonianza nelle scuole, per trasmettere alle nuove generazioni i valori universali di pace, tolleranza e solidarietà.
Marco Coslovich, ex insegnante, studioso e ricercatore di storia contemporanea, ha pubblicato diversi saggi sui Lager nazisti e sui temi della memoria e della storia, della violenza dei totalitarismi, delle persecuzioni antiebraiche, dell’esodo e del Regime fascista. Nel 2011 ha depositato presso il museo di Dachau le testimonianze finora raccolte dando vita ad un fondo archivistico di storia orale tra i più vasti e articolati presenti in Germania. Ha pubblicato diversi libri sul tema della deportazione. In particolare: I percorsi della sopravvivenza, vincitore del premio nazionale Vittorio Guadagni Sostegni (1998); Nemici per la pelle; Come amare le viole del pensiero?- Dio non c'era a Ravensbrück con le memorie di Nora Pincherle

